domenica 17 luglio 2011

TEVEZ "Ma se non fosse stato per il calcio adesso sarei morto, o in carcere oppure in mezzo a una strada, drogato, come molti ragazzi del mio barrio"


Carlos Tevez, chiamato anche l'Apache, proprio perchè nato a Fuerte Apache, uno dei barrios, quartieri, più violenti e pericolosi dell'Argentina, che si trova nella zona periferica di Buenos Aires, ha voluto concedere una intervista a una rivista 'Garganta Poderosa' che viene pubblicata proprio in un quartiere povero della capitale. «Sono 100% villero, cioè di quartiere - ha spiegato Tevez - non esiste nessun altro posto al mondo dove si possa incontrare tanta umanità. Ma se non fosse stato per il calcio adesso sarei morto, o in carcere oppure in mezzo a una strada, drogato, come molti ragazzi del mio barrio».

Carlitos poi ha aggiunto che si sente come toccato da una bacchetta magica per essere riuscito a uscire dalla povertà ed aver evitato tutti i rischi che corrono i ragazzi che nascono e vivono in quartieri come Fuerte Apache. «Credo - ha aggiunto - che nessuno nasca per essere un ladro, ma tutta questa diseguaglianza costringe molti ragazzi ad andare a rubare. E' difficile vivere nella povertà e si può cadere nella tentazione del denaro 'facile'». Ma poi ha anche voluto sottolineare come nessuno parli mai della gente del barrio che si alza alla mattina alle 6 per andare a lavorare: «E sono la maggior parte. I media informano senza sapere esattamente cosa succede nei nostri quartieri, loro non potrebbero vivere nemmeno un paio di anni come lo facciamo noi. Anche se loro studiano nelle migliori scuole, noi siamo più forti interiormente e siamo migliori nel lato umano, che poi è la cosa più importante». Ed è appunto per questo che Tevez, in Argentina, è il giocatore del 'pueblo', il più amato dalla gente.

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