
Walter Sabatini, Il nuovo ds della Roma si presenta : «Franco Baldini sarà con me alla Roma. Luis Enrique è una scelta coraggiosa, è l'idea di calcio che vogliamo perseguire. Il budget? Non ve lo dico, perché se vi dicessi 80 mln e Pastore costa 60, poi che facciamo, è finito il budget? La società mi ha detto di fare calcio e mi ha assicurato la copertura economica».
"La dimensione in cui sono precipitato ora la percepisco, anche se me l'immaginavo. Vi devo chiedere qualche pausa per fumare una sigaretta, in maniera tale da essere sempre efficace. I nomi del mercato? Quello che conta stamattina è il mio. Ho cercato di arricchire il vostro pensiero sul mercato, intanto grazie alla società che mi permette di presentarvi a voi, traduttori della storia antica del calcio che indirizzate umori dei milioni di tifosi. Ed è a loro che mi rivolgo, perché sono in una situazione di astinenza perché non sanno, non si orientano, e allora voglio chiarire il pensiero della società di Thomas DiBenedetto e di Franco Baldini, che sarà qui nei prossimi mesi. Odio parlare di progetti, nel calcio non esistono, esiste il lavoro di tutti i giorni. Sappiamo quello che vogliamo fare e lo faremo, con una scelta coraggiosa che già conoscete e che non nomino più (Baldini, ndR) perché deve concludere dei suoi affari. Perché la Roma mi ha convinto. La Roma è la Roma, non deve convincere nessuno, sono tornato indietro da una mia decisione per venire qui. Non sto realizzando il mio sogno nel cassetto e non ho dormito con la foto di Giacomino Losi. Ho chiesto e ottenuto dalla società un contratto di un anno perché non dobbiamo essere un peso per il club, che deve sceglierci e prolungare gli accordi se lavoriamo bene".
"Luis Enrique? Il motivo per cui l'abbiamo scelto è chiaro: vogliamo fare un calcio diverso, rappresenta la discontinuità, rappresenta simbolicamente un'idea di calcio che vogliamo perseguire con un ragazzo giovane, esuberante, che sfida se stesso, la sua multiattività compensa la mia staticità, un tecnico che porta una cultura che sfida un mondo calcistico. Non siamo in cerca di una mutualità spagnola, perché il calcio vive un po' barocco ma molto efficace, e lui saprà fare una sintesi tra il calcio e la cultura di gioco spagnola e quelle che sono le esigenze del nostro campionato. E' una novità assoluta, una scelta coraggiosa che rifarei, anche se all'inizio potrebbe portarci a qualche contraddizione siamo contenti di averlo preso. Ha firmato un contratto di due anni con opzione sulla parola per un terzo, due anni basteranno se può guidare la squadra per i prossimi dieci".
"DiBenedetto vuol vincere il campionato, ma Roma deve voler vincere il campionato. Quando una società ha alle spalle una spinta così potente, così popolare, una forza d'urto che fa il calcio, deve puntare a vincerlo. Perché la gente fa il calcio, non i calciatori o i dirigenti. DiBenedetto ha detto che vinceremo, ma non che lo vinceremo subito. La società viene per portare un idea di vittoria con i mezzi che metterà a disposizione. La voglia di vincere deve essere una rincorsa ai calciatori sul mercato, una rincorsa a comportamenti positivi, una rincorsa a superare i propri limiti".
"Non sono pronto ad affrontare discorsi su giocatori in uscita perché non mi sono ancora confrontato con i calciatori, devo capire se vogliono essere peones o protagonisti, belligeranti, per raggiungere i risultati. Se hanno voglia di essere qualcosa. Dovrò parlare con loro per capirlo, la Roma è sempre stata competitiva, lasciando stare l'ultima annata, due anni fa vi siete giocati lo scudetto all'ultima giornata. C'è qualcosa da modificare dal punto di vista culturale, questo sì".
"Non mi è stato riferito o consegnato, mi è stato dato un imprimatur per lavorare liberamente nel calcio. Nei prossimi giorni ci incontreremo e cercheremo di capire dove si può arrivare. DiBenedetto mi ha esaltato dicendomi di fare il calcio, sicuramente ci vogliono i soldi, ma sicuramente per tutto quello che vorrò avrò la copertura della società. Supponete vi dica "Ho un budget di 80 milioni". Pastore costa 60. Che facciamo, è finito il budget? Non serve darvi cifre ma la società mi ha dato libertà di lavoro sul mercato".
"Ci sono dei nomi che non farò. E' un problema che ci stiamo ponendo. Doni per qualche anno è stato giudicato affidabilissimo, poi dovrò capire cosa è successo ma sicuramente prenderemo un portiere. Cercheremo di capire chi in questo organico resterà a fare da secondo o da terzo portiere".
"Luis Enrique è molto soddisfatto dell'organico della Roma così com'è. Ovvio che ci ha chiesto degli accorgimenti da fare. Il problema della Roma non è rappresentato dal valore ma dall'anagrafe dei giocatori. Abbasseremo il livello di età dei giocatori. Vogliamo portare a Trigoria forti giocatori giovani e non dei liceali acerbi. Voglio rendere questa squadra meno sclerotizzata. Ci vuole una dialettica diversa e una sana competitività all'interno del gruppo. Contano due principi in un gruppo: lealtà e generosità. Se lo saranno faremo uno straordinario passo avanti. Luis Enrique è un competitivo ".
"Di Vucinic parliamo dopo, è un grande giocatore e merita una risposta articolata. Ho sempre avuto paura di lui quando lavoravo in altre squadre. Devo confrontarmi con lui perché ho percepito qualche suo disagio per la sua posizione in campo. Siccome avremo un tecnico con un modulo chiaro, ho bisogno di parlarci".
"Entrambi scontano la mia defaillance di non aver potuto affrontare con loro direttamente la questione. Menez è forte, è un giocatore che esalta la gente e noi vogliamo giocatori che esaltino la gente, il calcio non deve essere noioso, se non c'è un uno contro uno anche la migliore squadra annoia. I giocatori forti resteranno tutti, se accettano le scelte dell'allenatore e del club. Borriello è un problema perché è molto forte ma ha vissuto una stagione a due fasi. Dovremo capire che ruolo può avere e se vuole restare con il ruolo che avrà, con lui dovremo parlare più degli altri".
"Deve rimanere alla Roma, con lui saremo più forti. Ha avuto un periodo di flessione ma auspico la sua permanenza".
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