L’espressione più bella dell’ultima generazione argentina si chiama Erik Lamela, un talento con lo stile e i colpi di Javier Pastore. Il trequartista del River Plate è 1992. Lamela è uscito dal guscio nell’ultimo anno, si è guadagnato copertine e popolarità, dominando i pensieri di tanti dirigenti stranieri. Ma la sua storia, come raccontano i giornalisti di Buenos Aires, è quella di un predestinato.Il primo club a notarlo era stato il Barcellona nel 2004, durante il torneo giovanile “Arousa”, svolto in Galizia: i dirigenti blaugrana provarono a tesserarlo e a convincere i genitori di Erik, il papà Josè e la mamma Miriam, offrendo loro centomila euro e un impiego, ma il tentativo andò a vuoto. Lamela aveva dodici anni: il River Plate riuscì a blindarlo promettendo alla sua famiglia il venti per cento dei soldi che avrebbe incassato dalla futura cessione del ragazzo. Un accordo sancito dai legali. E ora, quel giorno, sembra sempre più vicino. Era stato il Milan, durante l’inverno, a farsi avanti per Lamela. Braida lo aveva segnalato a Galliani. Poi si erano mosse la Juventus e l’Inter. Ora in prima fila c’è la Roma di Thomas DiBenedetto, pronta a chiudere con il River Plate: il direttore sportivo Sabatini ha impostato la trattativa e si prepara a chiudere il cerchio. Ma a seguire gli sviluppi c’è anche il Napoli, intenzionato ad approfittare di un’eventuale battuta d’arresto nel discorso avviato dai giallorossi con il River Plate.
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