venerdì 20 maggio 2011

VILLA BOAS DOPO LA VITTORIA IN EUROPA LEAGUE "Il calcio non è un one man show"


Andrè Villas Boas, fresco vincitore dell’Europa League alla guida del Porto, la stessa squadra che lanciò nel firmamento europeo Josè Mourinho, cerca tutto per prendere le distanze dallo Special One.

Nel post-partita della finale di Dublino vinta contro il Braga, il tecnico ha preso le distanze ancora una volta dalla mania di protagonismo dell’allenatore del Real Madrid, preferendo concentrarsi sui meriti dei suoi calciatori. Ma soprattutto, al momento di fare le dediche per il trofeo appena conquistato, ha aperto con i ringraziamenti per il più acerrimo rivale di Josè Mourinho, il guru del Barcellona Pep Guardiola: “Lui per me è una continua fonte d'ispirazione, e lo sa”.

Ovviamente non poteva mancare un ricordo commosso per Sir Bobby Robson, scomparso nel 2009, che da allenatore del Porto era colui che riceveva dal 16enne Villas Boas i “pizzini” con i suggerimenti tattici su come far giocare la squadra. “A Sir Bobby Robson, che ebbe così tanta pazienza con me e dal quale non ho potuto congedarmi”. Villas Boas, di famiglia nobile, abitava nello stesso palazzo dell'ex ct dell'Inghilterra, che lo prese come osservatore a 17 anni.

Infine è stato il turno di Mourinho, di cui l’allenatore del Porto è stato l’assistente tattico in Portogallo e nella prima stagione interista dello Special One. Villas Boas ha confessato di dovere molto a Mou ma, dicevamo,ma “Il calcio non è un one man show”, ha esordito il cosiddetto Special Two, che ha poi proseguito: “Siete troppo focalizzati su di me: è il Porto che ha vinto”, ha rimproverato i giornalisti dopo la vittoria sul Braga. E ancora: “Qui non si parla di ambizioni individuali: tutti insieme abbiamo fatto un percorso difficile e lungo e alla fine abbiamo vinto”.

Per il momento, in comune con Mourinho ha un inizio di carriera quasi analogo, con una partenza in una piccola squadra (Academica di Coimbra per lui, il Leiria per Mourinho) che lo ha poi proiettato in una realtà di maggiore prestigio come il Porto; ma soprattutto, al primo anno in una grande squadra, ha già portato a casa una Supercoppa di Portogallo, un campionato (vinto da imbattuto) e un’Europa League. E dietro l’angolo c’è anche la possibilità di fare il poker con la finale della Coppa nazionale. Nemmeno il suo “maestro” seppe fare così bene nel suo primo anno alla guida del club . Ma, prima di fare il grande salto e approdare sulla panchina di uno qualsiasi dei top club europei, Villas Boas ha ancora una missione: rifare la storia ad Oporto riportando quella Champions League che manca dal 2004, quando a fare l’impresa fu un giovanissimo Josè Mourinho.

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