mercoledì 11 maggio 2011

MAURIZIO BERETTA VOTA A FAVORE DEI PICCOLI CLUB , E FA INFURIARE ADRIANO GALLIANI


Il Consiglio di Lega in programma nella giornata odierna ha approvato la delibera dell’Assemblea del mese scorso, quella che dava mandato ai tre istituti di ricerca scelti dalle quindici piccole di determinare i criteri per ripartire il 25% delle risorse televisive. Decisivo è stato il voto del presidente uscente Maurizio Beretta, che si è così attirato le ire delle cinque big.

Adriano Galliani, all’uscita dalla sede della Lega di Serie A, è stato molto duro: “Beretta si assumerà le responsabilità anche patrimoniali del proprio voto. Smentendo se stesso, dopo essersi astenuto nell’ultimo Consiglio, ora si è schierato con una delle parti in causa. È un presidente che da tempo lavora a Unicredit da mattina a sera e in Lega non c’è mai. Ognuno nella vita fa ciò che vuole ma si assume le responsabilità. Questa storia finirà in tribunale”.

"Non ho deciso per una parte o per l'altra, ma perché si arrivasse a una soluzione della vicenda. Il mio voto era un atto dovuto, visto che c'era una delibera presa a larga maggioranza dall'assemblea". Con queste parole il presidente della Lega di serie A, Maurizio Beretta, ha spiegato la sua decisione di votare a favore della delibera sulla ripartizione dei diritti tv contestata dalle 5 grandi. "Credo che nonostante la frattura ci sia tutto lo spazio e il tempo necessario per risanare la situazione e ritrovare una soluzione parzialmente condivisa da tutti. La delibera, adesso, entra nella sua fase attuativa". A chi, invece, gli riferiva dell'attacco dell'amministratore delegato del Milan, Adriano Galliani : "l'assemblea conosce da almeno due mesi la mia decisione. Per spirito di responsabilità sono rimasto alla guida della Lega proprio per cercare di governare al meglio una questione spinosa come quella dei diritti tv. Sono il primo ad auspicare un rapido avvicendamento, sperando che si possa trovare un nuovo presidente che metta d'accordo le due parti. Fino a quando non ci sarà, però, continuerò responsabilmente a svolgere il mio ruolo".

Tutto è partito dalla rottura dello scorso aprile, quando in Lega si è arrivati a un conflitto vero e proprio sui criteri che avrebbero dovuto regolare la ripartizione del 25% dei diritti tv (circa 200 milioni di euro), che secondo la Legge Melandri si sarebbero dovuti spartire in base al bacino d’utenza delle squadre e in particolar modo proporzionalmente al numero di “sostentori” di ogni club. Il termine ambiguo ha portato a valutazioni diametralmente opposte. Juventus, Inter, Milan, Napoli e Roma sono state tagliate fuori dalle 15 piccole, che guidate da Claudio Lotito hanno votato e approvato in Assemblea la scelta di affidare a tre istituti (Doxa, Crespi e Sport+Markt) i rilevamenti demoscopici per stabilire i bacini d’utenza. Questi tre istituti andrebbero in una direzione che porterebbe le piccole squadre a incassare cifre decisamente superiori rispetto ai criteri che vorrebbero le cinque grandi. Dopo il voto dell’Assemblea, il Consiglio di Lega del mese scorso avrebbe dovuto rendere esecutiva la ripartizione. Ma si è giunti allo stallo, con una parità di voti (con soltanto otto consiglieri, lì le big sono più rappresentate e Beretta quella volta si era astenuto) che aveva portato le cinque grandi a rivolgersi alla giustizia federale, facendo ricorso contro la delibera dell’Assemblea. Una settimana fa, però, la Corte di Giustizia della FIGC ha rigettato il ricorso e invitando il Consiglio di Lega odierno a rendere attuativa la decisione dell’Assemblea. Motivo per cui Beretta questa volta ha votato, facendo pendere la bilancia a favore delle piccole.

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