
Daniele De Rossi parla del suo futuro e della possibilità di lasciare la Roma. «Mi basta che mi dicano che hanno accettato un'offerta, e io andrei. Del resto non posso smettere di giocare, ho 27 anni. Quello che sarà, sarà».
«Se la società mi dicesse che c'è una necessità economica, o anche tecnica, io andrei», è stata dal ritiro azzurro la frase di De Rossi, che alimenterà le speranze madridiste. «Ad amici, conoscenti, procuratore, ho detto di non rompermi le scatole - l'esordio del giocatore - ora voglio pensare alla nazionale. Rosella Sensi è stata molto coerente nel rispedire al mittente qualsiasi discorso».
Però c'è da quantificare l'interesse del club spagnolo e di Mourinho. «Finchè non mi cacciano, io rimango qui - ha ribadito De Rossi - Anche se 'cacciare' è una parola grossa. Se alla società dovesse arrivare un'offerta irrinunciabile, non sarebbe per me sacrificio né gesto d'amore andare al Real. Dovessi avere la fortuna di diverse offerte, di fronte a Madrid non ci sarebbe neanche da scegliere. In Italia mai un'altra squadra, l'estero sarebbe un'esperienza importante. Ma ripeto, io con la mia squadra, mia figlia, la famiglia ho vincoli eterni».
«Sono contrario alla tessera del tifoso, perchè non mi piacciono le schedature. E poi, in alcuni casi viste le ultime vicende servirebbe anche la tessera del poliziotto»: Daniele De Rossi, centrocampista della Roma e della nazionale, ribadisce dal ritiro azzurro la sua contrarietà all'iniziativa promossa dal Viminale e accettata da Federcalcio e Lega, per un tesserino che consenta le trasferte ai tifosi. «Non credo sia la soluzione del problema - ha aggiunto De Rossi - Certo, se un ultras va in giro con un coltello e colpisce un'altra persona non è uno normale, non sta bene: ma non sta bene neanche un poliziotto che prende a calci un ragazzetto che non c'entra nulla», le parole del centrocampista, in riferimento all'episodio del pestaggio di un ragazzo a Roma, nella sera della finale di Coppa Italia.
De Rossi aveva espresso la sua critica già al termine dell'ultima giornata di campionato, dopo Chievo-Roma. «Perchè sono convinto - ha spiegato oggi di nuovo - che un pomeriggio come quello, con 30.000 persone al seguito, non lo potremmo vivere più. Non trovo giusto schedare un tifoso prima che lanci un fumogeno o si azzuffi. Ovviamente chi lo fa va punito severamente. Gli incidenti dopo il derby? Chi gira con un coltello per colpire qualcun altro non è una persona normale. La tifoseria della Roma, negli ultimi tempi, è stata nel complesso serena. Se la tessera servisse a risolvere i problemi, d'accordo: ma se schediamo tutti i tifosi della Roma e 10.000 vanno a Napoli, io penso che le tensioni e il rischio di incidenti ci sono lo stesso». De Rossi ha poi anche commentato le dure dichiarazioni del ct dell'Inghilterra, Fabio Capello, che mesi fa aveva parlato di calcio italiano 'ostaggio' degli ultras. «Il calcio italiano - ha detto il centrocampista - è ostaggio di tante cose: è ostaggio delle tv, è ostaggio degli sponsor, può essere anche ostaggio degli ultrà, dipende dalle piazze e dalle città. Ma gli ultrà, i tifosi dico, sono la parte positiva, una parte importante del calcio».
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