
Ormai appare vicina la decisione del tecnico brasiliano di lasciare il Milan dato che non sopporta più le frequenti «picconate» di Berlusconi. L’ultima («I nostri attaccanti giocano troppo lontani dalla porta, come li facciamo i gol così?») di mercoledì scorso ha fatto male almeno come le altre.
Prima fra tutte (non in ordine cronologico) quella manifestata subito dopo la sconfitta casalinga con il Manchester United (16 febbraio, 2- 3 a San Siro). «Il Milan è una gran bella squadra, se la facessero giocare bene...» disse il presidente rossonero.
L’obiettivo minimo della stagione (la qualificazione diretta alla Champions League) potrebbe essere centrato già entro fine aprile. Il Milan, attualmente terzo in classifica, ha 12 punti di vantaggio sul Palermo . L’ad Galliani ha tentato di stemperare i toni mettendo in dubbio la veridicità delle frasi attribuite a Berlusconi. «Non è mia abitudine commentare le parole del presidente. E poi sono frasi riportate da qualcuno che le ha sentite da qualcun altro e io non posso commentare», ha puntualizzato il plenipotenziario di via Turati.
Galliani ha ribadito: «Leonardo sarà l’allenatore del Milan anche il prossimo anno». Ma l’unica garanzia che può avvalorare questa tesi è rappresentata dalla scadenza dell’attuale contratto (30 giugno 2011) del tecnico brasiliano. Che, giustamente, non tollera gli attacchi del suo presidente in virtù di una doppia campagna-acquisti che, in questa stagione, ha portato a Milanello solo due elementi di valore: il difensore Thiago Silva e l’attaccante Huntelaar.
Leonardo non si sente di affrontare un’altra annata agonistica al risparmio e ricca di incognite. E poi non bisogna dimenticare che è affascinato dalla possibilità di poter tornare in Brasile, già da luglio, o per prendere il posto del cittì Dunga alla guida della Seleçao oppure come super- manager dell’organizzazione dei Mondali 2014.
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