giovedì 29 aprile 2010

CHAMPIONS LEAGUE : BARCELLONA - INTER 1-0. UNA SQUADRA DI EROI. NESSUNA RUBATA SPAGNOLA


Josè Mourinho descrive la partita disputata dalla sua Inter al Camp Nou di Barcellona come una squadra di eroi. Si gode il suo momento, approfittandone per lanciare più di una frecciata nei confronti dei giocatori e dei tifosi catalani.
«Siamo stati una squadra di eroi - esordisce Mourinho ai microfoni della Rai -. Abbiamo lasciato il sangue. Gli altri dicevano che avrebbero lasciato la pelle, noi abbiamo lasciato il sangue. Ringrazio tutti, chi ha giocato e chi non ha giocato. Ringrazio tutti tifosi, quelli che erano qui e quelli che sono rimasti a casa. Quelli del Barcellona hanno festeggiato prima. Sono successe cose assolutamente incredibili. Adesso è la nostra festa. Voglio i tifosi all'aeroporto ad aspettare questi ragazzi spettacolari. Voglio i tifosi a Roma dove domenica abbiamo una finale con la Lazio (in campionato, ndr) e mercoledì quando avremo un’altra finale contro la Roma (in Coppa Italia, ndr)».
«Questa partita sarebbe stata difficile in 11 - continua lo Special One -. In 10 contro 11 è stata storica. È la sconfitta più bella della mia vita, ma penso che questa squadra meritasse di fare 0-0: Julio Cesar non ha fatto una partita straordinaria, sembrava fossimo in parità numerica. È una gioia incredibile. Ho già vinto una Champions, ma oggi è stato ancora più bello. Quando ho vinto (col Porto, ndr) l’ho fatto battendo il Monaco 3-0: mezzora prima della fine sapevo già che avevamo vinto. È un peccato che non ho potuto giocare, perché se fossi entrato avrei dato anche io il sangue, anche se sono scarso».I
Quando gli dicono che, grazie a lui, l’Inter è diventata una squadra molto più solida, il tecnico nerazzurro risponde così: «Questa è la mia gioia. Le finali le puoi vincere, ma giocare quattro volte col Barcellona e due col Cheslea e arrivare qua è spettacolare. Possiamo vincere o non vincere, ma ora l’Inter è una squadra europea e se non vince quest'anno vincerà l’anno prossimo». Poi una dichiarazione d’amore nei confronti della tifoseria dell’Inter: «Pensavo fosse impossibile avere più empatia con i tifosi rispetto a quella che avevo con quelli del Chelsea, ma qui ho trovato qualcosa di più. Perché alla fine ho fatto il gesto dei pollici? Era per i tifosi dell’Inter. Non potevo vederli, ma li sentivo e li ho sentiti nel momento della difficoltà. Per l’atmosfera che si era creata ci voleva coraggio a venire qui».
Quindi la stoccata: «Se il calcio italiano mi piace? No, non mi piace per niente. Lo rispetto ma non mi piace. Il mio futuro? Penso alle due finali di Roma, poi alle altre due partite di campionato, quindi alla finale di Madrid».
Mourinho conclude la sua lunga intervista lanciando parecchie velenose frecciate all’indirizzo di Barcellona e del Barcellona. «Messi è un talento incredibile - esordisce Mou - un giocatore di un altro mondo, di un’altra galassia. Però come tutti gli altri non ha giocato con la sua forza. Loro sono bravi quando fanno calcio e mettono in campo la loro qualità. Questa volta non c’è stato fair play in campo e non c’è stato fair play fuori campo. Alle quattro della mattina non potevamo dormire perché c'erano i fuochi d'artificio fuori dalla porta. Abbiamo chiamato la polizia alle 11 ed è arrivata alle 3 mezza. Eto'o, che ha la residenza spagnola, ha ricevuto la visita della finanza che gli ha chiesto di pagare tasse non pagate. Io tutti gli anni gioco contro il Barça e ogni volta che gioco qua succede qualcosa: il rosso a Motta non è una novità. Sapevamo quello che dovevamo fare. Motta ha perso un po' la sua lucidità. Che cosa gli ho detto? Niente, all'intervallo ho parlato con la squadra per dire come dovevano giocare nel secondo tempo. L’arbitro? Non voglio giudicare. Ho detto prima della partita che quando i giocatori aiutano l’arbitro il lavoro dell’arbitro è facile, altrimenti diventa difficile. E oggi qualcuno ha complicato il suo lavoro».
Il Barcellona credeva nella “remuntada” ai danni dell’Inter. E ci credeva soprattutto il presidente blaugrana Juan Laporta. Alla fine, però, deve accontentarsi di un successo per 1-0 che non qualifica la sua squadra per la finalissima di Madrid contro il Bayern Monaco. Il numero 1 del club catalano però la prende con sportività. «Oggi - dice - ci è toccato sperimentare la crudeltà del calcio. Ma ora dobbiamo riprenderci e pensare solo alla Liga. Abbiamo una partita fondamentale col Villarreal che ci può permettere di festeggiare in campionato».Laporta, in ogni caso, chiede ai tifosi di dedicare comunque una “ovazione” ai giocatori: «La squadra lo merita - afferma - con i nostri ringraziamenti. Si meritano il nostro applauso perché ci hanno messo la faccia in tutti i momenti. Non andremo in finale a Madrid. Sono cose che succedono, purtroppo non ci siamo riusciti. L’eliminazione è brutta, ma nella vita ci sono cose peggiori. Adesso dobbiamo riprenderci e dare morale alla squadra perché si concentri sulla Liga. Ora più che mai, dobbiamo stare vicini ai ragazzi».Infine, un accenno alla tattica adottata dall’Inter: «Ci si aspettava una squadra così difensiva - dichiara -. È stato molto difficile rompere il muro difensivo dell’Inter. Ce l’hanno resa molto complicata».

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