
Botta e risposta tra la famiglia Sensi, quindi la Roma, e Unicredit . C'è anche un comunicato, con la banca non intenzionata a fare un passo indietro, nonostante fosse trapelata la notizia che, dopo le prime sei, sarebbero state rigettate anche le altre sette richieste di decreto ingiuntivo per il pignoramento degli asset del gruppo Italpetroli che è debitore di circa 325 milioni nei confronti dell’Istituto Bancario diretto dal dottor Alessandro Profumo. La sensazione, sempre più forte e chiara, è che questa storia finirà senza prigionieri.
La dottoressa Sensi. Prima tappa Trigoria. ieri ha incontrato staff tecnico, giocatori e dirigenti nel chiuso dello spogliatoio. Poi ha fatto una : «Vorrei tranquillizzare i tifosi, non siamo un gruppo in liquidazione, la Roma è una società sana e solida. Chiedo ai tifosi di stare vicini alla squadra». Nel pomeriggio attraverso l'agenzia Adnkronos che ha citato fonti legali vicine a Italpetroli: «I contratti tra Italpetroli e Unicredit prevedono che i crediti della banca non sono oggi esigibili, ogni controversia è sottoposta ad arbitrato. Il tribunale di Roma ha già rigettato le prime sei richieste quindi appare incredibile che lo stesso Tribunale assuma decisioni contraddittorie per le ulteriori sette richieste».
Ecco il testo diffuso ieri da Unicredit: «Con riferimento alle notizie di agenzia, attribuite ad una fonte “vicina ai legali di Italpetroli”, UniCredit precisa quanto segue:
«Il Tribunale di Roma si è ritenuto incompetente rispetto ad alcune delle richieste di emissione di decreto ingiuntivo formulate da UniCredit; il provvedimento è stato quindi assunto su presupposti puramente procedurali, e senza che il Tribunale entrasse nel merito della pretesa di UniCredit.
Con riferimento a quanto oggetto del giudizio arbitrale pendente e del procedimento di impugnazione del bilancio di Italpetroli promosso dinanzi al Tribunale di Roma, pur ritenendo del tutto irrituale e non appropriata la decisione dei legali della Italpetroli di trattare la questione a mezzo stampa anziché nelle sedi proprie, UniCredit si vede costretta a precisare che non corrisponde a verità la affermazione secondo cui il recesso dall'accordo di riscadenzamento sia stato fondato su di un pretesto formale. È al contrario vero che Italpetroli, dopo essersi resa inadempiente agli obblighi di rimborso previsti dall'accordo stesso, non è stata in grado di attestare l'esistenza di un NAV positivo alla data contrattualmente stabilita. Tale circostanza è espressamente prevista dal contratto come motivo di recesso.
Peraltro, la comunicazione avente ad oggetto il proprio NAV è stata inviata da Italpetroli solo dopo che UniCredit aveva già esercitato il diritto di risoluzione e il NAV è stato determinato con criteri difformi da
quelli contrattualmente stabiliti; correttamente calcolato, il NAV risulta negativo.
UniCredit sottolinea come le iniziative da essa assunte (...), lungi dal potersi considerare strumentali, costituiscono un doveroso esercizio dei propri diritti finalizzato a rientrare di una considerevole esposizione creditoria. Come noto, prima di assumere tali iniziative l'istituto ha per lungo tempo ricercato soluzioni bonarie che, sfortunatamente, non hanno prodotto gli esiti sperati.
Infine, giova chiarire che UniCredit non ha in alcun modo, né direttamente, né indirettamente, concorso alla pubblicazione delle notizie di stampa aventi ad oggetto il giudizio di impugnazione del bilancio della Italpetroli da essa promosso dinanzi al Tribunale di Roma, ed è la prima a stigmatizzare la circolazione di documenti ed informazioni al riguardo».
La dottoressa Sensi. Prima tappa Trigoria. ieri ha incontrato staff tecnico, giocatori e dirigenti nel chiuso dello spogliatoio. Poi ha fatto una : «Vorrei tranquillizzare i tifosi, non siamo un gruppo in liquidazione, la Roma è una società sana e solida. Chiedo ai tifosi di stare vicini alla squadra». Nel pomeriggio attraverso l'agenzia Adnkronos che ha citato fonti legali vicine a Italpetroli: «I contratti tra Italpetroli e Unicredit prevedono che i crediti della banca non sono oggi esigibili, ogni controversia è sottoposta ad arbitrato. Il tribunale di Roma ha già rigettato le prime sei richieste quindi appare incredibile che lo stesso Tribunale assuma decisioni contraddittorie per le ulteriori sette richieste».
Ecco il testo diffuso ieri da Unicredit: «Con riferimento alle notizie di agenzia, attribuite ad una fonte “vicina ai legali di Italpetroli”, UniCredit precisa quanto segue:
«Il Tribunale di Roma si è ritenuto incompetente rispetto ad alcune delle richieste di emissione di decreto ingiuntivo formulate da UniCredit; il provvedimento è stato quindi assunto su presupposti puramente procedurali, e senza che il Tribunale entrasse nel merito della pretesa di UniCredit.
Con riferimento a quanto oggetto del giudizio arbitrale pendente e del procedimento di impugnazione del bilancio di Italpetroli promosso dinanzi al Tribunale di Roma, pur ritenendo del tutto irrituale e non appropriata la decisione dei legali della Italpetroli di trattare la questione a mezzo stampa anziché nelle sedi proprie, UniCredit si vede costretta a precisare che non corrisponde a verità la affermazione secondo cui il recesso dall'accordo di riscadenzamento sia stato fondato su di un pretesto formale. È al contrario vero che Italpetroli, dopo essersi resa inadempiente agli obblighi di rimborso previsti dall'accordo stesso, non è stata in grado di attestare l'esistenza di un NAV positivo alla data contrattualmente stabilita. Tale circostanza è espressamente prevista dal contratto come motivo di recesso.
Peraltro, la comunicazione avente ad oggetto il proprio NAV è stata inviata da Italpetroli solo dopo che UniCredit aveva già esercitato il diritto di risoluzione e il NAV è stato determinato con criteri difformi da
quelli contrattualmente stabiliti; correttamente calcolato, il NAV risulta negativo.UniCredit sottolinea come le iniziative da essa assunte (...), lungi dal potersi considerare strumentali, costituiscono un doveroso esercizio dei propri diritti finalizzato a rientrare di una considerevole esposizione creditoria. Come noto, prima di assumere tali iniziative l'istituto ha per lungo tempo ricercato soluzioni bonarie che, sfortunatamente, non hanno prodotto gli esiti sperati.
Infine, giova chiarire che UniCredit non ha in alcun modo, né direttamente, né indirettamente, concorso alla pubblicazione delle notizie di stampa aventi ad oggetto il giudizio di impugnazione del bilancio della Italpetroli da essa promosso dinanzi al Tribunale di Roma, ed è la prima a stigmatizzare la circolazione di documenti ed informazioni al riguardo».
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