Il Times lo ha inserito al 10°posto tra i 50 migliori Under 23 del Mondo.
A 7 anni era già alla Juve: il classico predestinato
“Ma a due sciavo e fino a dieci mi sono diviso tra calcio e nuoto. IN casa nostra , lo sport è una ragione di vita : papà ha fatto calcio , rugby e tennis , mamma sci e pallavolo. A me hanno fatto provare di tutto , poi ho scelto la mia strada”
Perché il pallone?
“Mi è entrato dentro a forza di sbucciature”
La prima partita vera?
“A sette anni , alla Sisport, dove si allenava la Juve. Contro il San Luca , mi pare : feci tre gol , a bordocampo c’era Bettega. Gli chiesi l’autografo”
Papà è il suo giudice più severo
“Anche quello più vero e sincero . Se tre persone mi dicono , per consolarmi “Tranquillo , hai giocato bene” mio padre, invece “Oggi hai completamente sbagliato partita “, so a chi credere”
Pure sua moglie le fa la pagella
“Suo padre giocava nella Primavera del Toro. Roberta è abituata a respirare calcio, anche se ci ho messo dei mesi per farle capire il fuorigioco”
Non le pesa , portarsi a lavoro a casa?
“No, perché in fondo ho la fortuna di lavorare quattro ore al giorno. Non sto in ufficio a fare sempre le stesse cose , e non torno a casa alla sera dopo essere rimasto chino su una scrivania o essermi spaccato la schiena tirando su casse. Sono queste le persone che hanno il diritto di non pensare più al lavoro almeno fino alla mattina dopo. Ma ci sono momenti in cui anch’io non ho voglia di ascoltare e di parlare di pallone”
Si è sposato prestissimo perché?
“Non era nei miei piani. Ho fatto sei mesi da tappetino, poi il rapporto è cresciuto e mi sono accorto di aver bisogno di stabilità : andavo a giocare a Empoli, e credo che i rapporti a distanza non servano a niente. In più, è vero che i calciatori devono sposarsi presto. Prima, fuori dal campo, facevo un po’ il matto . andavo sopra le righe, facevo tardi la sera. Adesso, sarà perché a settembre nascerà il primo figlio , sarà perché le responsabilità di calciatore aumentano e la gente fa presto a mettersi strane idee in testa , ma sto diventando un pantofolaio”
Pensa mai che il mondo del calcio sia troppo lontano da quello della gente che fa i conti con la crisi e ha paura del futuro?
“Per l’età che ho e il lavoro che faccio, sì: credo che il calcio sia lontano dalla realtà. So di essere uno che si sveglia col sedere caldo e che ha una vita completamente diversa da quella dei suoi amici. Ma la nostra è sempre stata una categoria privilegiata , e comunque anch’io mi sono messo in gioco , lasciando la scuola e puntando tutto sul calcio. Per questo mi sento di dare un consiglio ai giovani : individuate lo scopo della vostra vita e lottate per centrarlo. E’ essenziale in un momento come questo, in cui le opportunità sono poche”
Pure lei , come tantissimi suoi colleghi , si adopera in iniziative di beneficenza. E’ un ruolo anche per ripulirvi la coscienza dei tanti soldi che guadagnate?
“Per alcuni può essere così , ma non per me. Io lo faccio perché ho perso un amico, Davide, morto a 17 anni per un tumore alle ossa. Pure lui giocava a calcio , scoprì la malattia – in ritardo- dopo essersi fatto male a un ginocchio. L’estate in cui gli hanno diagnosticato il tumore eravamo in vacanza insieme: voleva correre con me e non riusciva a muoversi. Ero con lui quando cominciò la chemio, tre mesi dopo. L’ho visto perdere i capelli. Poi l’ho visto immobile in un letto di ospedale. Infine l’ho visto quando lo hanno messo in una bara. Da allora devolvo denaro all’Istituto di Ricerca sul cancro di Candiolo, vicino a Torino, dove sono a nato”
Secondo lei , cos’è lo stile Juve?
“La forza di carattere , la gran voglia di vincere e di non mollare mai in campo. I giocatori sono gli ambasciatori di un club il cui marchio è conosciuto in tutto il mondo”
E’ entrato in prima squadra nella Juve di Moggi : è più orgoglioso di questa?
“Io sono sempre stato orgoglioso della maglia che indosso. Le società la fanno ai giocatori che vincono in campo. Il resto, poi…”
Secondo alcuni , Ranieri le ha concesso troppa fiducia : è stato scritto che lei è carente in fase difensiva, timido in quella offensiva, non ha il senso tattico di Poulsen né il fisico di Sissoko. Che cosa risponde?
“Che non hanno visto le partite di quest’anno”
Tardelli , di cui è considerato l’erede, a 21 anni era in nazionale. Era un fenomeno lui, è in ritardo lei o è cambiato il calcio?
“E’ sicuramente cambiato il calcio. Ho sempre detto che a me, Giovinco e De Ceglie non basta il talento per trovare il posto. In club come la Juve il difficile non è arrivare in prima squadra dal vivaio , come è riuscito a noi, e alla società stessa , che non sei più il ragazzo delle Giovanili , ma un giocatore vero. Per essere considerato titolare, uno come me deve fare dieci partite di fila ad alto livello; se ne fa una buona e ne sbaglia due , riemerge la storia che, in fondo, arrivi dal settore giovanile. Per fortuna Ranieri non la pensa così. Però è vero che io e Giovinco dobbiamo fare il 110% e che i nostri sbagli vengono perdonati di meno”
Gli allenatori si difendono dicendo che le grandi sono obbligate a vincere e non possono aspettare i giovani.
“In Italia chi arriva secondo è un fesso: a inizio stagione nessuno avrebbe scommesso su di noi, invece in campionato diamo ancora fastidio all’Inter e in Champions siamo usciti per un niente. Eppure per qualcuno abbiamo fallito”
Il suo compagno Legrottaglie ha detto che essere gay è peccato
“Io non lo penso , ma la famiglia è quella tradizionale, formata da un uomo e una donna. Sono contrario al matrimonio tra gay e ala possibilità che adottino: non è giusto che un bambino cresca in una situazione in cui i ruoli genitoriali sono confusi”
Marchisio, lei è diventato adulto in fretta: crede di aver perso qualcosa che non tornerà?
“No. Io ho voluto i sacrifici che ho fatto , e sono stato io a lasciare andare quello che ho perso”
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