
Guus Hiddink 62 anni è allenatore sia del Chelsea che della nazionale russa. Lo s’incontra nell’ospedale pediatrico di Mosca
La sua esperienza d’insegnante di educazione fisica per 11 anni a Varsseveld , con ragazzi in difficoltà , le avvicina in questo modo ai medici di questo ospedale?
“Sì, ma alla lontana. So bene che un altro mondo esiste fuori dal campo. Il mio caso era meno difficile di questi, i miei erano ragazzi di strada , con un background duro, famiglie disagiate, che chiedevano aiuto: formarli mi ha aiutato a capire le difficoltà che si incontrano nella vita”
Insegnare poi le è servito poi nei rapporti con i calciatori?
“Sì, la scuola insegna tanto anche ai maestri , sono cose che puoi utilizzare nello sport . Così si impara molto a gestire un gruppo , ad averci a che fare. Non c’è gran differenza con l’allenare una squadra di professionisti. Devi dare motivazioni e chiedere responsabilità ed entusiasmo”
Sarà servita pure l’esperienza di suo padre Gert , ex preside e insegnante, eroe di guerra della resistenza ai nazisti decorato ad Eisenhower?
“Sono cresciuto in una grande famiglia , sei figli: si impara a condividere tutto ed aiutarsi. I miei ci hanno insegnato a socializzare, ad aiutare gli altri, e questo ha influenzato il mio carattere. L’eredità di mio padre : resistere e opporsi a chi fa un cattivo uso del potere”
Vero che quando lei tornò nel’02 dalla clamorosa semifinale mondiale alla guida della Corea suo padre si limitò a una timida congratulazione?
“Nell’est dell’Olanda , da dove veniamo noi, la gente lavora sodo per sopravvivere , sono agricoltori , allevatori ; non si dà molta importanza a cose come il calcio. Ma so che mio padre era molto orgoglioso anche se non lo rivelava. Così sul Mondiale mi disse solo – Non male , davvero . Caffè?
Ma lei piace più allenare un club o una nazionale?
“E’ diverso , in nazionale hai gente con lo stesso passaporto ma non hai tante alternative , non puoi fare mercato, ma devi trovare equilibrio e mix fra calciatori che comunque vengono da grandi squadre . Nel club hai più scelta , puoi comprare, ma hai quindi più responsabilità e devi impegnarti tutto il tempo”
E ora che è part time?
“Sono contento di lavorare per la Russia , di ringiovanire questo gruppo, insegnare un calcio d’attacco. Ora preferisco una nazionale , sarà per l’età. Ma attenti , sono molto concentrato pure sul Chelsea , altro lavoro molto attraente”
Come fa a dividersi?
“Non è complicato. Quando Abramovich mi ha chiesto di dargli una mano a Londra , ho visto che solo fine a marzo avevo 2 match con la Russia e poi ero libero fino a giugno. Si poteva fare fino a fine stagione”
Ciò vuol dire che lei è sicuro di lasciare il Chelsea a giugno. Non la convincerebbe neanche una vittoria in Champions?
“No, vincere o meno non influirà sulla decisione già presa. Voglio tornare a pensare solo alla Russia”
Se non ci fosse stato Abrahamovich al Chelsea?
“Non ci sarei mai andato, e i nessun altro club, perché ho già degli obblighi morali con la Federcalcio russa e Roman”
All’arrivo al Chelsea ha dovuto lavorare più sulla tattica o sulla testa dei calciatori?
“Entrambi gli aspetti . Ho trovato i ragazzi depressi . In allenamento unisco strategie , tecnica e preparazione fisica. Voglio molta concentrazione . Ora il mio unico obiettivo è qualificarci per la prossima Champions. Siamo nelle coppe ma sono un extra: se si vince bene , se non nessun dramma”
Da che dipende l’english power?
“La Premier è molto ben organizzata, attraente , ha tanto pubblico negli stadi , tv , sponsor , interesse. Per un calciatore ora Inghilterra e Spagna sono luoghi dove è piacevole giocare , e conviene, per cui ci vanno i migliori. Anche la Spagna in questi anni ha mostrato un buon livello di calcio , non solo per i titoli (L’europeo ‘08 meritato) , ma proprio per lo stile, il modo in cui si gioca. All’Europeo , dopo che la mia Russia in semifinale è stata sconfitta dagli iberici , sono stato contento che abbia vinto la Spagna: gioca un bel gioco , d’attacco , circolazione della palla e giocatori molto validi nella tecnica”
Quali i migliori club europei?
“Pochi fanno un bel calcio , ora il Liverpool e Barcellona , e , anche se viene da due k.o. in Premier, il Manchester : club che hanno grande esperienza”
C’è un giocatore in particolare che apprezza , non dei suoi?
“Sempre calciatori d’attacco , capaci di creare. Per esempio in Champions ho ammirato ancora Ale Del Piero , la sua intelligenza e i movimenti , l’ho affrontato varie volte con le nazionali e i club ma è sempre difficile fermarlo, limitarlo”
Il miglior ricordo sportivo?
“Tanti. Da giovane nell’88 ho vinto la Coppa dei Campioni col Psv , 10 anni dopo l'Intercontinentale col Real Madrid , ma vado fiero anche dei titoli nazionali col Psv. Alla fine è molto più facile perdere che vincere , c’è un solo vincente per torneo. Ma ho amato tutti i miei club e nazionali , tentando sempre di fare un calcio attraente , divertente”
Che farà dopo Sud Africa 2010?
“Col mio sponsor , la Nike, mi piacerebbe partecipare a qualche progetto in Africa, in Asia o in America, per sviluppare il gioco lì. E poi andare in giro con la mia Harley-Davidson”
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