
Ricoverato d'urgenza giovedì 19 febbraio a causa di un'emorragia celebrale, l"ex direttore della Gazzetta dello Sport si è spento oggi. Una prima tac aveva seminato ottimismo attorno alle sorti del grande editorialista siciliano, ma in poche ore la situazione è precipitata e il quadro neurologico del paziente si è progressivamente aggravato.
Candido Cannavò era una fprestigiosa penna del giornalismo italiano. Catanese di nascita e milanese di adozione, ha dato uno grande slancio al giornalismo sportivo.
La carriera di Candido Cannavò ha inizio all'età di diciannove anni tra le file del quotidiano catanese "La Sicilia" , dove il giornalista si occupa di sport, costume e società. Dal 1952 al 1955 riveste la carica di presidente del Cus Catania, per poi passare alla Gazzetta dello Sport in qualità di corrispondente prima e di inviato speciale poi. E proprio alla Gazzetta Candidò Cannavò si afferma come vicedirettore nel 1981, condirettore, e direttore responsabile del quotidiano nel 1983, succedendo a Gino Palumbo. Il catanese mantiene questo prestigioso incarico fino al 2002, quando a sostituirlo viene chiamato Pietro Calabrese. Tuttavia, Cannavò non ha mai abbandonato la testata che lo ha reso grande, mantenendo il ruolo di editorialista. Nei 19 anni di direzione della Gazzetta, il quotidiano sportivo si è consolidato come prima testata a livello nazionale, lanciandosi anche sul web con un sito internet dedicato e ampliando la produzione editoriale con la pubblicazione del settimanale Sportweek.
Diversi i tributi al giornalista nel corso degli anni. Nel 1996, durante i giochi di Atlanta, il Cio gli ha conferito l'ordine olimpico; nel 1998 Cannavò ha ricevuto il Premio Ischia per il giornalismo e nel 2006 il prestigioso Premio San Vincent - Indro Montanelli alla carriera. Il suo primo libro, "Una vita in rosa" ha ottenuto nel 2003 il Premio Chianciano e il secondo, "Libertà dietro le sbarre", ha ricevuto uno speciale riconoscimento nell'ambito del premio letterario e giornalistico Ernest Hemingway.
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