Luca Gelfi si è suicidato nel suo negozio di biciclette . Ex corridore , Gelfi soffriva di depressione e lascia una moglie e un bambino.Corse con Giuseppe Saronni nel 1988: era passato professionista dopo aver vinto l'anno precedente da dilettante la prova su strada ai Giochi del Mediterraneo. Il campione del mondo lo ricorda come «un ragazzo gioioso, molto contento di quello che faceva, scherzoso, insomma un bravo ragazzo. Questa notizia ci lascia veramente male. È una cosa stranissima e mi dispiace molto, ora bisognerà capire le motivazioni». Nato a Bergamo il 21 giugno 1966, in carriera Gelfi aveva vinto due tappe al Giro d'Italia del 1990 e una frazione al Giro del Portogallo nel 1997.
«È una morte che non ha niente a che fare con il ciclismo. È assurdo accostare questa morte a quella di Pantani». È incredulo Franco Ballerini, che di Luca Gelfi fu compagno di squadra ai tempi della Del Tongo. «Sono sconcertato - ha detto il ct del ciclismo - ero molto suo amico, ma negli ultimi tempi ci eravamo un pò persi di vista». Ballerini racconta di un Gelfi «introverso, che non riusciva a esprimere cosa poteva avere dentro», ma «era uno da un carattere molto forte, con una grande autostima di se stesso e che credeva nei suoi mezzi. Io e Luca abbiamo corso insieme due anni. Furono per lui i primi anni da professionista, da dilettante era un big. All'inizio faticò parecchio ad ambientarsi». Poi però arrivarono le prime vittorie, di cui due nel '90 al Giro d'Italia. «Ricordo la tappa a cronometro che vinse a Cuneo» prosegue Ballerini. Quali i motivi che hanno scatenato la depressione all'origine del suicidio? «Difficile dirlo - conclude Ballerini - forse problemi personali o di lavoro. Ma certo per uno forte come lui ci deve essere voluta una grande motivazione».
«Luca Gelfi me lo ricordo in gruppo. Aveva un carattere un pò particolare, era un tipo un pò diverso dagli altri. Ma erano tempi differenti, eravamo in tanti, tutti con storie diverse». Francesco Moser, campione trentino ed ex presidente del sindacato corridori, apprende con stupore la notizia del suicidio di Luca Gelfi. «La depressione non è un fenomeno solo attuale - prosegue - probabilmente c'era anche prima anche se non si parlava esplicitamente di questa malattia. Il problema è che quando smetti di gareggiare ci può essere anche un trauma se non si è capaci di trovare una nuova giusta collocazione. Ci possono essere problemi familiari, altre motivazioni. Dopo lo sport si deve cambiare e il cambiamento non è facile per tutti. Ma non credo che sia un problema che riguarda in particolare il ciclismo, mi sembra più un malessere trasversale a tutta la società».
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