venerdì 9 gennaio 2009

CHIACCHIERATA CON PIEPOLI : IO E IL DOPING A 37 ANNI






Piepoli perché si è dopato?

“Giro d’Italia , cado giù dal Falzarego , mi fratturo quattro costole , abbandono. Da corridore sono caduto tanto , fatto male tanto , ripartito sempre. Ma stavolta è diverso : ci rimango da cani. Avvilito. Affranto. Non so perché , ma è così”

E allora?

“In programma c’è la Vuelta. Posso riprendere con calma. Fermo due settimane , poi ricomincio ad allenarmi. Riccò mi chiede di andare con lui al Tout. L’idea mi affascina, mi sento adulato. Andrei per fare il mio solito lavoro : aiutare. Mi piace farlo se posso competere e dare il massimo. Mai stato avido : certe vittorie , io le ho regalate ai miei capitani”

Così?

“Un attimo di debolezza , follia, incoscienza. In fretta , in silenzio , in colpa. Neanche il tempo di chiedere un parere. Convinto di chi ti fa credere a quello cui di solito non credi : che chi ti batte lo fa , che tanto non ti prendono : Mi giustifico : lo faccio solo per tappare il buco di preparazione”

Poi?

“Momenti di normalità e altri di paura, angoscia, panico. Comincio piano , penso di andare in forma verso la fine, per l’Alpe d’Huez. Invece sottovaluto un po’ la mia forma , un po’ l’effetto del doping : i conti non mi tornano. All’Hautacam la combino grossa : vinco. Mi dico: L’ho rubata. Cerco di difendermi : Una volta nella vita, e dopo tante sfortune”

Invece?

“Riccò positivo, squadra ritirata. La fine”

Perché non confessa subito?

“Mi crolla il mondo addosso . Ho cominciato a correre a 9 anni. Prima divertimento, poi passione. Quello che ti fa andare avanti non sono soldi o gloria , farmaci o chimica: solo passione. Per correre sono andato via di casa da ragazzino. Sono stato junior in Piemonte , abitavo da un marito e una moglie di origini umili ma che ce l’avevano fatta , erano diventati imprenditori , e senza imbrogliare. Con loro ho imparato che il principio è si può fare”

Sempre?

“L’ambiente è determinante. Da junior , prima di una cronoscalata, una persona mi propone una pastiglia di caffeina. Chiedo al direttore sportivo . Mi fa – Non prendere niente. Se prendi questa oggi , continuerai a prendere”. Non prendo quella, non prendo altro”

Pensa di essere creduto?

“Chi non mi conosce potrà sempre credere o sospettare che mi sia sempre dopato. Ho la religione del ciclismo, il culto dell’allenamento, il gusto del sacrificio, il parere della fatica. Svegliarsi , guardare il tempo, aspettare che finisca di piovere o nevicare e uscire , o uscire lo stesso. Fare , rifare: la salita della Madonna della Guardia del Giro 2007 l’ho provata in sette uscite , e l’ottava l’ho ripetuta tre volte. Ma non posso chiedere di essere creduto. Ed è quello che mi deprime di più. Dopo il Giro del 2007 , in un supermercato, una mamma fa al suo bambino : Vedi , lui è quello che ci ha riempito i pomeriggi alla tv . Mi dispiace , terribilmente , per gente così”

Compagni e colleghi?

“Li ho traditi. Eros Capecchi faceva due ore di macchina da Arezzo a La Spezia per allenarsi con me , perché io gli insegnassi come allenarsi, facevamo 6-7 ore , gli ripetevo che bastano passione e sacrificio , lui in più ha qualche talento , lo obbligavo a fare ripetute in salita , poi si faceva altre due ore in macchina per tornare a casa. Eros non si è più fatto vivo, ma lo capisco. Penserà: io mi tiravo il collo e lui si dopava . Non è così, ma non posso pretendere di essere creduto”

Alla Procura antidoping?

“Quello che dovevo dire era già nelle analisi. Bastava presentare una memoria scritta . Mi hanno chiesto chi mi avesse dato il Cera. Se fosse servito per aprire una nuova inchiesta , a fare luce su un traffico, avrei fatto nomi. Ma non era così . Ci sono voluto andare perché rispetto il Coni: da piccolo correvo con una maglia celeste e una bici della Federazione Italiana. A casa ho incorniciato un assegno, premio per un piazzamento da allievo,mai incassato: 4500 lire , ma per me un valore inestimabile”

Due anni di squalifica?

“Meglio che me ne avessero dati 4 o 6. O la radiazione. A 37 anni, con una moglie e un figlio, quello che ho fatto è ingiustificabile.

Morale?

“Dire non dopatevi perché non serve è inutile , non funziona, non ha mai funzionato. Io dico Non dopatevi perché calpestate la vostra coscienza e dignità. Per sempre”

Piepoli chi è oggi?

“Un giorno ricevo una telefonata. Dove sei?. Rispondo : Mi sto allenando. Mi correggo: No, vado in bici. Sono un ex ciclista. Sono un uomo che ha sbagliato, che non può più inseguire i suoi sogni di corridore né di futuro allenatore dei ragazzi.Anche se, con tutto quello che ho fatto, sofferto e capito, potrei essere un insegnante più vero, più leale, più convincente”

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